4Sub PADI DIVING SCHOOL

logo
In Collaborazione con i nostri Partner Tecnici Aqualung, Apeks, Suunto, Omer e Aquasphere puoi vedere, provare e acquistare tutta la gamma di prodotti per Immersioni, Apnea e Nuoto.
4Sub SSD Arl Alzaia Naviglio Grande 150
T. +39.02.49475603 M. +39.393.3303490
info@4sub.it

Follow us

 

Immersioni nell’Area Marina Protetta di Portofino

4Sub SSD Arl / bahamas  / Immersioni nell’Area Marina Protetta di Portofino

Immersioni nell’Area Marina Protetta di Portofino

Immergersi nell’Area marina protetta di Portofino 

 

ll Faro di Portofino
La catenaria ci porta subito su un plateau dove si incontrano Cernie stanziali di grosse dimensioni. Portandosi a ponente fra grossi massi in franata, grotte ed anfratti ricchissimi di Corallo rosso, potremo ammirare Murene, Gronghi, Cernie, Saraghi e Corvine. Tornando verso levante, in direzione della punta, troveremo una dorsale che scende ripida e facilita il passaggio di corrente, così da rendere possibile l’incontro con grossi Dentici, Ricciole, Orate, Spigole e le immancabili Cernie attratte dai Polpi. Non mancheremo di ammirare anche le spettacolari Gorgonie presenti nella franata.
Tornando verso acque più basse troveremo moltitudini di pesci di taglia inferiore ma non meno interessanti e rocce ricoperte di migliaia di bellissime margherite di mare.

La Casa del Sindaco
Una delle immersioni più suggestive dell’Area Marina Protetta di Portofino per la presenza delle Gorgonie, visitata per lo più da subacquei un po’ più esperti, a causa della profondità di questo sito. Ci dirigeremo subito verso il largo, ed intorno ai 30 mt, in parete, oltre a numeroso pesce di passaggio ammireremo bellissimi rami di Gorgonia con uova di gattuccio. Da questo punto, per i più esperti, potremo proseguire fino ai 50 mt dove, verso ponente, troveremo i rarissimi rami di falso corallo nero (Gerardia savaglia). Tornando verso Nord potremo inoltrarci nel canyon di sabbia chiara, a profondità inferiori, per poi proseguire lungo la parete fino a terminare la nostra immersione.

Punta dell’Altare
Cominciamo la nostra immersione su un fondale di 15 mt per dirigerci subito verso Sud fino ad arrivare alla parete che si dirige verso ponente intorno ai 35 mt, ricca di Corallo rosso, Gorgonie e bei spirografi. Sempre pinneggiando verso Ovest troviamo due pareti che ospitano sempre il nostro Corallo, murene, aragoste e scorfani, per poi risalire, andando verso Nord, su un piano profondo 20 mt dove vediamo cernie, dentici, menole, saraghi e castagnole. Ci dirigiamo verso i 5 mt visitando i pinnacoli sulla nostra rotta.

Scoglio del Diamante
Scendiamo fino al corpo morto della catena e facciamo rotta verso una piccola parete composta da due rocce facenti parte di una grossa franata più a ponente, trovando molto Corallo rosso ed aragoste negli anfratti. Siamo intorno ai 25 mt. Sempre proseguendo verso ponente possiamo decidere se dirigerci verso la fine della franata a 35 mt o risalire verso i 15 mt, in tutti e due i casi illuminando nei buchi tra le roccie incontriamo galatee, polpi, granchi facchino, cernie e murene.. se invece giriamo la testa verso il blu, scorgiamo la sagoma blu-elettrico dei grossi dentici in caccia.
Ci dirigiamo dunque di nuovo verso levante tenendo la quota dei 10-15 mt ammirando le salpe ed i saraghi mentre pascolano tranquilli..è tempo allora di recarci sotto la nostra boa per terminare l’ immersione.

Scoglio del Raviolo
Spettacolare immersione che si può riconoscere dalla barca da una roccia di forma rotonda fuori dall’acqua.
Scendiamo lungo la catenaria per arrivare su un fondale di 14 mt e per poi attraversare un prato di Poseidonia che ci porta dritti ad un sifone, con la sua entrata a 23 mt. All’interno troviamo margherite di mare e spugne, che verso l’uscita cedono il posto ad un’enorme quantità di gamberetti, due grosse musdee e moltissimo corallo rosso che a volte quasi si confonde con le antenne delle aragoste presenti.
Usciamo del tutto dal sifone, svoltiamo a sinistra e notiamo presto le bellissime Gorgonie sulla parete alla nostra sinistra. Siamo a 33 mt. Costeggiando la parete notiamo cernie e saraghi che creano i soliti giochi di luce con il sole.
Proseguendo siamo già leggermente in risalita e notiamo un’altra piccola grotta nella parete e successivamente anche una terza spaccatura normalmente occupata da una grossa granceola.
Raggiunti i 15 mt siamo vicini alla fine della parete e incontriamo gronghi di notevoli dimensioni nelle fessure delle rocce, dopodiché notiamo una sorta di plateau a 7 mt di profondità con una grotta, al cui interno sgorga una sorgente d’acqua dolce che si mischia all’acqua di mare, creando il suggestivo effetto dell’aloclino, che ospita, in fondo ad essa, un grosso grongo.
Usciamo dalla grotta ed è tempo di nuotare verso la barca, e sul nostro cammino troviamo ancora le nostre cernie, dentici e ricciole che danno la caccia alle castagnole. Alla fine dell’immersione le donzelle arrivano incuriosite a farci visita.

La Chiesa di San Giorgio
Comincieremo l’ immersione intorno ai 18/20 mt , dirigendoci verso Ovest, per visitare una bella franata che parte dai 10 mt fino ad arrivare ai 35 mt. Negli anfratti tra le rocce potremo trovare moltissimo Corallo rosso, rivolgendo lo sguardo in parete, invece, grosse Gorgonie, intorno a cui vedremo cernie, dentici, murene, gronghi, e le eleganti corvine.
Cambiamo quota, nuovamente intorno ai 15 mt troveremo una grotta davanti a cui si trova un grosso masso, che crea giochi di luce bellissimi all’ interno di essa. Proseguendo all’ interno raggiungeremo un sifone che arriva alla superficie. Una volta usciti dalla grotta ci dirigeremo verso la boa per la meritata sosta di sicurezza…

Punta Vessinaro
Scendiamo lungo la catenaria per arrivare su un fondale di circa 25 mt dove siamo accolti da una moltitudine di Gorgonie rosse. Ci dirigiamo un po’ più profondi con la parete sulla spalla sinistra, e lungo il cammino incontreremo cernie e gronchi nelle numerose tane della parete, fino ad arrivare ad un canyon intorno ai 35 mt, dove vedremo spettacolari Gorgonie che creano bei giochi di luce per le loro dimensioni. Risaliamo dando un occhio nel blu di tanto in tanto per ammirare i grossi dentici in caccia, passando anche per una piccola grotta, fino ai 15/10 mt dove incontriamo aragoste e murene nelle spaccature della parete e piano piano terminiamo la nostra immersione.

Mohawk Deer
Scesi lungo la catenaria ci dirigiamo subito verso Sud attraversando un prato di poseidonia, siamo intorno ai 22 mt. Incontriamo cosi la prua della nave e visitiamo l’ ancora ed una bitta con ancora una cima avvolta su di essa. Proseguiamo verso la poppa tenendo la dritta del relitto sulla nostra spalla destra, dove abbiamo la possibilità di intrufolarci a dare un’ occhiata nelle stive di tanto in tanto.
Giunti intorno ai 40 mt incontriamo un gronco di grosse dimensioni, alchè cominciamo la risalita, affiancando stavolta la sinistra del Mohawk. Arrivati nuovamente sulla prua, possiamo scorgere al di là di essa corvine, saraghi e mustelle. Possiamo a questo punto visitare i pezzi di metallo accanto al corpo morto, a 12 mt, notando come siano ormai stati colonizzati da polpi e murene.
Nel periodo estivo, se siamo fortunati, in quest’ area si possono incontrare nei primi 20 mt esemplari di Pesci Luna, a volte incuriositi dai subacquei.

Testa del Leone
E’ questa una delle immersioni che esprime a meglio la biodiversità del parco di Portofino. Dalla catena ci portiamo da 20 mt fino ai 35 mt, in direzione Ovest, dove è possibile notare le grandi Gorgonie rosse, Margherite di mare e meravigliosi rami di corallo rosso, senza mancare di nominare nudibranchi, aragoste, gronghi, murene e dentici. Dopo un centinaio di metri verso ponente la parete diventa franata, che risaliamo fino ai 15 mt per poi girare a destra e cominciare il rientro. Pochi metri verso levante e scorgiamo controluce un’enorme volta nella parete, al cui interno troviamo uno spettacolo tra margherite di mare, corallo, cozze enormi e anche una curiosa cernia ed un grongo. Sgattaioliamo fino in fondo alla grotta e notiamo l’affascinante fenomeno dell’aloclino, infatti l’ultima parte superiore della grotta è completamente liscia come fosse un fiume..usciti proseguiamo verso Est e ci divertiamo a scattare foto ad enormi cernie che possono avvicinarsi di tanto in tanto e due particolari scogli coperti di Leptopsammia pruvoti. Visitati gli ultimi massi della parete giochiamo coi saraghi, le salpe e le castagnole che ci scortano fino alla catenaria.

Secca Gonzatti
L’ itinerario è intorno ad una secca avente il corpo morto a 10 mt. Scendiamo subito tra parete e secca intorno ai 20 mt dove troviamo tane di murene e gronghi. Continuando colla secca alla nostra destra giungiamo nella parte levantina di essa e si apre davanti a noi la vista di una grande parete di Gorgonie rosse che arriva fino a 30 mt. Se continuiamo il nostro giro in senso orario arriviamo nella parte Sud della secca e gli anfratti della roccia sono ricchi di vita, come pesci di piccole dimensioni etc.
Essendo nel lato aperto della secca si possono scorgere i grossi dentici nel blu, ma una volta girato nuovamente l’ angolo per tornare nel canale possiamo ammirare le numerose cernie ospitate dai massi franati dalla secca intorno ai 20 mt, e possiamo anche scorgere una bella Anemonia sulcata sulla parete.
Quando l’ aria scarseggia possiamo dirigerci sul cappello della secca per fare la nostra sosta di sicurezza giocando con le donzelle e ammirando le grosse ricciole che attaccano le migliaia di castagnole,uno spettacolo da non dimenticare.

La Colombara
Appena a levante di S. Fruttuoso troviamo il sito della Colombara che ha il gavitello su un fondale di 10 mt. Arrivati sul fondo proseguiamo direzione Sud-Est verso una parete che degrada fino a 36 mt, nella quale si apre una fantastica grotta coperta di margherite gialle, Corallo rosso ed aragoste. Usciti manteniamo la parete alla nostra sinistra e non possiamo fare a meno di notare le meravigliose Gorgonie rosse che nascondono aragoste.
Un’ occhiata al profondimetro e notiamo che a 22 mt c’ è una grotta passante che ospita miriadi di gamberetti, e quando arriviamo alla fine della grotta siamo su un pianoro a 12 mt, dove le eleganti corvine e i dentici giocano con le bolle che salgono ancora dalla nostra visita alla prima grotta.
Facciamo nuovamente rotta verso ponente mantenendo i 12 mt, dando un’ occhiata nelle spaccature della roccia alla nostra destra, dove troviamo murene e gronghi, fino ad arrivare nuovamente nella baia ricoperta dalle Margherite di mare. Tenendo il muro a destra e pinneggiando verso S. Fruttuoso, appena vicino al corpo morto, vediamo una spaccatura, al cui interno troviamo due canali, quello di sinistra è cieco, quello a destra porta fino alla superficie, dove possiamo togliere la maschera ed ammirare stalagmiti e stalattiti.
Dopo questo spettacolo avvincente dobbiamo tornare sotto per la nostra sosta di sicurezza e terminare l’ immersione.

Il Dragone
Immersione piuttosto semplice come orientamento, la catenaria arriva però sul fondo direttamente ai 30 mt, così che possiamo anche optare per scendere lungo la parete su di una rientranza della baia. Possiamo visitare solo la parete con i suoi molteplici anfratti che ospitano Corallo rosso, Aragoste e Murene od anche scendere sul fondo intorno ai 30\40 mt per ammirare le belle Gorgonie sulle rocce proprio di fronte alla parete lungo il nostro cammino.
Tenendo sempre la parete alla nostra sinistra, arrivati oltre la punta incontreremo Cernie ed grandi Dentici che solitamente si avvicinano notevolmente ai subacquei per la gioia di chi ama le foto. Incominciamo dunque la risalita, portandoci intorno ai 15 mt, mentre ci portiamo verso i 9 mt lungo un piano obliquo osserviamo i pesci di piccole dimensioni, come le castagnole, che se inquadrati con una giusta angolazione del sole offrono una bellissima e suggestiva immagine.
Portandoci ancora più a ponente, dopo poche pinneggiate raggiungiamo un grosso masso quadrato che funge da riferimento per la nostra catenaria, dove potremo fare la nostra safety stop.

Punta della Torretta
Una delle immersioni più belle del parco, si estende sotto di una torretta costruita sul monte in passato per prevenire gli attacchi dal mare.
La catena arriva sui 18 mt accanto alla franata che costeggieremo con la nostra spalla destra, non prima di aver salutato le varie murene che si trovano numerose tra le roccie, e che ci condurrà intorno ai 22 mt dove comincia la parete vera e propria.
Dai 22 ai 35 mt ammiriamo così la parete ricca di Corallo rosso e grandi Gorgonie rosse tra le quali nuotano grosse cernie.
Nella risalita verso il pianoro soprastante a 15 mt, buttiamo un occhio verso mare aperto, così da scorgere i tanti dentici che ci circondano quasi.. arrivati sul plateau vale la pena soffermarsi qualche minuto ad osservare i tre grossi massi ricoperti interamente da Margherite di mare che ospitano le solite cernie.
Tornando verso la boa, tenendoci leggermente a quota inferiore, intorno ai 12 mt, possiamo letteralmente nuotare in mezzo a branchi di saraghi meravigliosi, che si spostano al nostro passaggio solo del tanto che basta per non scontrarci…
Possiamo avvicinarci alla fine dell’ immersione con una visita alla piccola baia vicino alla catena, mentre effettuiamo la sosta di sicurezza, e dove è possibile l’ incontro con cernie e murene.

Punta della Targhetta
In prossimità di un piccolo promontorio vicino a Punta Chiappa troviamo Punta della Targhetta, la cui immersione è in parete con fondale che dai 16 mt degrada abbastanza dolcente proseguendo verso Sud-Est. Arrivati quindi sul corpo morto, scorgiamo un grosso masso che si prolunga dalla parete di forma piatta, su cui si ergono delle belle Gorgonie gialle, Cnidari come Leptosammia pruvoti e vari Briozoi come falso corallo e anche Sertella septentrionalis.
Cominciamo dunque a nuotare lungo la parete, che si trova alla nostra sinistra, ad una profondità compresa tra i 18 e 20 mt, ammirando bei rametti di Corallo rosso e tantissime Margherite di mare.
Per i subacquei un po’ più esperti si può procedere ulteriormente verso Est lungo il muro, che scende fino ai 40 mt, ed è lì che vedremo Corallo rosso di dimensioni decisamente maggiori, mustelle nelle piccole tane poco illuminate ed aragoste che sporgono dalle spaccature.
Intorno ai 40 mt, al di là di un angolo nella parete, poco lontano da essa direzione mare aperto troviamo massi che ospitano gronghi e murene a volte condividenti la stessa tana.
é tempo di tornare verso la boa, dunque pinneggiamo con la parete alla nostra destra a profondità inferiori, avendo incontri con molti nudibranchi, come Discodoris atromaculata, mentre si nutrono di spugne. Arrivati in prossimità della catena del gavitello siamo intorno ai 12 mt, e possiamo soffermarci ancora qualche minuto con le cernie che circondano quest’ area.
Possiamo terminare l’ immersione lungo la parete osservando fauna di piccola taglia, come crostacei, molluschi e ricci.

La Grotta dei Gamberi
Questo sito d’immersione si trova nel lato Est di Punta Chiappa ed ha una conformazione a pianori che si alternano a parete.
Arrivati sulla base della boa, a 18 mt, pinneggiamo subito verso Sud, e notiamo che intorno ai 22 mt inizia una parete che degrada fino ai 37 mt. La parete, che teniamo alla nostra destra, è di notevole interesse, all’ interno delle fessure troviamo molto Corallo rosso, aragoste, mustelle, e talvolta qualche gattuccio.
Arrivati sul fondo, intorno ai 35 mt, troviamo la grotta che si insinua nella parete per una decina di metri. Entrati, possiamo illuminare con la torcia la grande colonia di parapandali, un crostaceo di 15 cm di lunghezza, di colore rosso e con lunghe antenne. Facendo sempre attenzione al nostro assetto per non sollevare sospensione, usciamo dalla grotta e dolcemente risaliamo verso i pianori meno profondi, per visitare le cernie ed altri pesci stanziali, fino a tornare nuovamente alla catena per concludere il nostro tuffo.

Punta dell’Indiano
Il basamento della catena arriva su di un fondale di 18 mt, il quale scende rapidamente in obliquo fino a 40 mt dove inizia la parte più profonda della parete, a Sud-Ovest rispetto al nostro punto di partenza.
Tenendoci la parete a destra illuminiamo negli anfratti, dove troviamo la tipica fauna di Portofino, come murene, scorfani rossi, Flabelline, gronghi ed aragoste. La parete è quasi interamente coperta di Gorgonie.
Salendo fino ai 25 mt arriviamo su una distesa di Poseidonia che arriva fino a 20 mt per poi lasciare terreno ad un fitto prato di alghe verdi. Non dimentichiamo di tanto in tanto di guardare nel blu, nel caso passassero ricciole, dentici od enormi, immobili branchi di saraghi.
Possiamo terminare la nostra immersione con una lenta risalita curiosando tra i massi tra 15 e 10 mt.

Grotta dell’Eremita
Nella parete del monte, appena fuori dall’acqua, si apre una spaccatura chiamata Grotta dell’Eremita, ed è da questa che il sito prende nome.
L’immersione è prevalentemente svolta su una franata di grossi massi, che offrono rifugio a varie forme di vita. In particolare, una volta scesi lungo la catena ed arrivati sui 18 mt, troveremo delle tane di murene e qualche polpo, che nella stagione riproduttiva diventano molto territoriali. Continuando il nostro itinerario verso levante, sempre intorno ai 20 mt, ci imbattiamo in due grosse roccie, con fori che ci permettono di nuotarvi attraverso ed ammirare migliaia e migliaia di Leptosammia pruvoti, che colora di un giallo vivissimo l’ intera roccia, e falso corallo, che contrasta col suo colore rosso-arancio. Sempre al di sotto del voltino roccioso possiamo notare spugne incrostanti, le rare galatee e grossi nudibranchi, come ad esempio le vacchette di mare.
Usciti dai due roccioni proseguiamo ancora verso Est e incontriamo qualche piccolo prato di Poseidonia, ma sopratutto grossi esemplari di Pinna nobilis, alte anche più di mezzo metro, al cui interno notiamo gamberetti e piccoli granchi.
Il nostro ritorno verso ponente avverrà lungo la parete in acqua decisamente più bassa ,in cui potremo dedicarci all’esplorazione di tane di pesci più piccoli ed alla ricerca di piccoli polpi.

La secca dell’Isuela
Atterrati sul cappello della secca, troviamo subito la base della catena a 14 mt, da dove partiamo per dirigerci lato levante della secca. Ci troviamo, ancora per poco, sul cappello della secca e subito veniamo accolti da un’ esplosione di vita bentonica e pelagica, potremo infatti incontrare grosse cernie, murene, gronghi, Flabelline, scorfani, centinaia di saraghi fasciati, enormi dentici e ricciole inseguire le miriadi di castagnole come proiettili argentati. Lo spettacolo è decisamente avvincente, ma vogliamo dirigerci verso la parte Sud, dove la secca degrada ripidissima per creare una parete che arriva oltre i 55 mt, su cui cresce l’ enorme distesa di gorgonie rosse di grosse dimensioni.
Procediamo sempre in senso orario, sempre in parete possiamo ammirare bei rami di Corallo rosso, uova di gattuccio attaccate alle gorgonie,mustelle ed anche, verso la fine della parete, intorno ai 30 mt, un bellissimo tetto di Margherite di mare.
Da questo lato la corrente può talvolta essere molto forte, ed in giornate di buona visibilità è possibile scorgere il passaggio di veloci tonni che sfrecciano nel blu.
Dopo esserci ripresi dallo spettacolo, svoltiamo verso ponente, dove siamo più riparati dalla corrente, e mano mano che risaliamo a profondità inferiori osserviamo le gorgonie gialle, saraghi e cernie.
Decidiamo di tornare sul cappello per dare un’ ultima occhiata, magari in cerca di qualche polpo in qualche buco. Risalendo lungo la catenaria, se siamo fortunati, possiamo essere circondati dalle ricciole di piccola taglia, che senza timore sfrecciano da ogni dove intorno noi quasi come se volessero salutarci.

Haven
L’11 aprile 1991, durante le operazioni di travaso di greggio da una cisterna all’altra, una violenta esplosione scoppia a bordo della Haven, una superpetroliera lunga 334 metri. Per tre giorni un violento incendio brucia tonnellate di greggio, dalla nave si spezza il troncone di prua e i 250 metri rimasti colarono a picco un miglio al largo del centro abitato di Arenzano, a circa 50 Km dal promontorio di Portofino; il relitto giace in assetto di navigazione su un fondale fangoso a -80 metri di profondita’.
La Haven ha attualmente il relitto più grande d’Europa e la sua eplorazione, condotta nel rispetto dei parametri di sicurezza, è un’esperienza affascinante eindimenticabile. Arrivati sul sito di immersione ci ormeggiamo alle grosse cime che emergono in superficie e iniziamo la nostra discesa seguendo la linea guida che ci condurra’ sul castello di poppa. La zona non è battuta da forti correnti, ma è consigliato scendere a stretto contatto della cima di discesa per evitare di allontanarsi e perdere l’orientamento che ci porterebbe a scendere lontano dal relitto.
Arrivati a -32 metri sulla sommita’ del castello di poppa abbandoniamo la cima di discesa e iniziamo l’esplorazione esterna dei ponti sottostanti. A -40 metri, dopo aver sbirciato all’interno dei finestroni del penultimo ponte, attraversiamo la coperta verso poppa in direzione dell’imponente fumaiolo. In questa fase, è importante mantenere la quota perché il ponte di coperta si trova sotto di noi a -55 metri di profondita’. Arrivati al fumaiolo iniziamo a risalire a spirale intorno ad esso fino a raggiungerne la sommita’ a circa -32 metri. Le pareti del fumaiolo, così come tutto il relitto, sono interamente ricoperte di grosse e robuste ostriche, di coloratissimi anemoni gioiello e da altre interessanti forme di vita.
La sommita’ del fumaiolo, tagliata dopo il naufragio per non disturbare la navigazione, si apre sotto di noi come una impressionante voragine al cui interno, illuminando con una torcia, si possono scorgere aragoste ed astici. Ritornando al castello di poppa, possiamo penetrare all’interno della plancia di comando, unica parte del relitto in cui è consigliato entrare perché permette un facile accesso.
Osservando con attenzione negli anfratti e in mezzo alle tubazioni, possiamo vedere gronghi, aragoste, gamberi, mentre affacciandosi dagli ampi finestroni che contornano il perimetro della plancia, godiamo di una suggestiva visione del blu circostante, interrotto solo dal rapido passare di grossi pelagici.

Calabria
Grande piroscafo da 1201 tonnellate, costruito in Inghilterra nel 1870 con il nome WELLESLEY e venduto nel 1882 dalla HALL BROS COMPANY di Londra alla compagnia Genovese NGI: Navigazione Generale Italiana Line, fondata a Genova il 4 settembre 1881, da I & V.Florio di Palermo e R. Rubattino di Genova, che la rinominato CALABRIA.
Era adibito al trasporto di merci e passeggeri tra Genova, Livorno, Civitavecchia e napoli. La sera del 12 Dicembre 1891 a causa dell’ esplosione di una caldaia, affonda nel mare di fronte a Sturla.
Il quotidiano genovese dell’epoca Il Secolo XIX del 13 Dicembre: titola l’evento “L’immane catastrofe del CALABRIA”.
Morirono 20 persone tra equipaggio e passeggeri, per questo fu subito aperta una inchiesta.
Attualmente il relitto, è spezzato in due tronconi, giace ad una profondita massima di 75 metri circa, in assetto di navigazione, con ancora visibile il suo carico.

Bettolina
Il relitto è quasi intatto, giace in posizione di navigazione ad una profondità di circa 27 metri, mentre la profondità max è -31m, (sotto la prua). Una struttura a forma di ruota raggiata, posta tra le due stive, ospita il sostegno orientabile che sorreggeva la mitragliatrice antiaerea, purtroppo oggi non più visibile in quanto sottratta negli anni ’60. Oggi restano ancora qua e la sparse tutt’intorno soltanto le munizioni. Un’altra struttura, per il supporto della seconda mitragliatrice si erge sul castello di poppa, dove il relitto raggiunge la quota minima dell’immersione di -24m.
La prua è intatta e sulla murata di sinistra si può scorgere una grande falla che molto probabilmente causò l’affondamento dello scafo. Sulla prua ci sono ancora le cime pronte per l’ancoraggio, le bitte atte all’ormeggio, e un tambuccio. Lo scafo mostra poi le ampie stive, oggi a cielo aperto, ma probabilmente un tempo coperte con assi di legno. All’interno decine di sacchi, induriti dal tempo e dall’acqua salata: quello che resta è tutto qua.
Verso poppa incontriamo ambienti angusti: la sala macchine e la cucina tuttora complete dei loro strumenti ed utensili. Una casseruola ancora sul fuoco fa mostra di sè raccontandoci la storia degli ultimi momenti a bordo prima dell’affondamento. Nella carbonaia pezzi di carbone, per alimentare il fuoco della stufa giacciono accatastati sul fondo. Ed ancora quello che resta del timone per condurrre la nave: il mozzo. Sul lato destro della poppa, nel suo occhio di cubia, si nota ancora un’ancora, tipica dei mezzi fluviali. L’elica triplata e il timone di ferro poggiano sul fondale fangoso e sono perfettamente visibili, ed il timone ancora ha la capicità di ondeggiare da un lato all’altro: sembra pronto ad una virata anche dopo quasi 70 anni!
La scaletta era un tempo completamente ricoperta da sgargianti anemoni gioiello (Corynactis Viridis) di un colore fucsia incredibile , ma anche qui, a causa dei soliti maldestri subacquei, nel tempo si erano diradati visibilmente fino quasi a scomparire. Tuttavia recentemente ho avuto modo di constatare che la colonia si è ripresa bene ed è tornata ad espandersi sulle strutture. Speriamo che cio’ sia di buon auspicio, per il futuro della colonia stessa, affinchè possa continuare ad abitare la bettolina, e già che ci siamo, vi consiglierei di evitare il contatto con questi delicatissimi animali. A prua una enorme colonia di spirografi fa bella mostra di se espandendosi come enormi fiori nella corrente. Come su tutti i relitti, la vita che questa nave ospita, è tipica degli animali da tana come gronghi, murene, polpi, aragoste. Oltre agli immancabili scorfani appoggiati sulle strutture, potete anche trovare stelle marine, anemoni, nudibranchi e le concrezioni varie. Il
pesce di passo, come banchi di acciughe, sugarelli, dentici, ricciole e pesci luna, si possono osservare allo scandire delle stagioni, e sopratutto quando l’acqua è limpida, cosa rara qui purtroppo.

aldo

No Comments

Reply